Inaugurazione del Festival – L’intervento del Direttore del Parco Nord Milano Riccardo Gini

Ecco l’intervento di Riccardo Gini, Direttore del Parco Nord Milano, per l’inaugurazione del Festival:

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“Buon pomeriggio a tutti,

ringrazio tutti voi della partecipazione e in particolare il Prof. Bonazzi che con la sua comunicazione iniziale ha dato modo a ciascuno di noi di riflettere sul concetto del Patrimonio e di Patrimonio Culturale. L’analisi etimologica delle parole mi ha sempre appassionato e orientato nell’uso delle stesse. Quindi questo Pater Monia questo compito del Padre che contiene il concetto di trasmissione  e di identità in trasformazione è il primo spunto che traggo della bella analisi del Prof. Bonazzi.

Credo che nulla appartenga di più all’identità del Parco Nord della parola trasformazione. Una serie di aree ex industriali, aree dismesse , orti spontanei, sfasciacarrozze. ..”il retrobottega della città costruita”  (per citare una felice definizione dell’Arch. Borella, primo direttore, progettista e padre del Parco che non posso non ricordare e ringraziare qui oggi)  sono state ripulite, piantate per diventare  boschi (che oggi superano i 100 ettari), recuperate alla natura con prati, radure e  specchi d’acqua e attrezzate  con passerelle,  piste ciclabili, percorsi attrezzati, aree picnic con oltre 1000 panchine per riposare e recuperare la dimensione contemplativa della vita.

Su questo concetto del riposo, che implica una dimensione attiva che si contrappone a questo, vorrei costruire il secondo aggancio alle parole del Prof. Bonazzi.

Nella sua riflessione, smontando  la contrapposizione tra il concetto di Natura e Cultura, il Professore ci ha ricordato anche l’etimologia della parola Cultura che deriva dal latino  “Coleo”, coltivare.

Qui scatta il mio animo da Agronomo che ricorda come è proprio il gesto di coltivare che ha con sé quello di avere cura, di trasformare per produrre, ma avendo come obiettivo la rigenerazione della risorsa che si sta coltivando non lo sfruttamento!

Il principio dell’agricoltura tradizionale stava nelle “rotazioni” dove le colture si alternavano anno dopo anno sui diversi terreni per non provocare “la Stanchezza del terreno”… si dice proprio così!  ammettendo anche nella rotazione “il riposo”  fornendo al terreno le cure necessarie per rigenerare la propria fertilità.

Oggi, ancora più che nel passato è contro la parola “sfruttamento” che dobbiamo orientare i nostri sforzi perché lo sfruttamento (delle risorse naturali così come di quelle umane) mira a depauperare la risorsa.

Ecco che quindi il Parco Nord, luogo della trasformazione, vuole essere protagonista e paradigma di questo passaggio culturale che oggi ci è richiesto pena la scomparsa del genere umano.

Dobbiamo passare dalla logica della produzione attraverso lo  sfruttamento  delle risorse a quella della cura e della rigenerazione che mira al loro  rinnovamento.

La scoperta di oggi e ormai credo non più in discussione e tanto meno ignorabile è che la risorsa terra NON è inesauribile,  ma si può rigenerare solo se la coltiviamo a così da non “stancarla” e renderla sterile!

E questo è purtroppo quello che sta accadendo!

Quest’anno  il 1 Agosto,  è stato l’Earth Overshoot Day  il giorno in cui l’umanità ha usato più risorse naturali di quanto il nostro pianeta possa rinnovare in tutto l’anno. Dal primo di Agosto di quest’anno  stiamo utilizzando risorse che il pianeta non potrà rinnovare.

La data di Earth Overshoot Day viene calcolata confrontando il consumo annuale totale dell’umanità (Impronta ecologica) con la capacità della Terra di rigenerare le risorse naturali rinnovabili in quell’anno (biocapacità).

Overshoot day della Terra è una stima, non una data esatta. Quello che purtroppo registriamo però è che l’Overshoot day capita sempre prim.

Siamo passati dal 29 dicembre del 1970 al 30Ottobre del 1986, al 23 Settembre del 2000 fino al 1 Agosto di quest’anno.

Stiamo continuando ad utilizzare combustibili fossili, immettere più anidride carbonica nell’atmosfera di quanta gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire, depredare  zone di pesca e abbattere  foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e riformarsi, sfruttando e chiedendo al nostro pianeta più di quello che esso può produrre e fornirci in un anno.

La campagna globale per la sostenibilità sarà vinta o persa nelle città

Entro il 2050 tra il 70% e l’80% di tutte le persone dovrebbero vivere nelle aree urbane.  Di conseguenza, le strategie di pianificazione e sviluppo urbano sono fondamentali per assicurarsi che ci sia abbastanza capitale naturale e per evitare un’eccessiva domanda umana. Gli esempi includono edifici ad alta efficienza energetica, zonizzazione integrata, città compatte e opzioni efficaci per il trasporto pubblico e di persone e le infrastrutture verdi.

E’ con questo ulteriore collegamento che chiudo il mio intervento ritornando all’identità del parco che, se in 35 anni ( il primo rimboschimento al Parco è del 1983) di piantagioni è riuscito ad affermare la presenza della natura entro i proprio confini  oggi sente il bisogno e la necessità  di uscire da questi per espandersi nel tessuto costruito affidando la sua identità a quella di caposaldo di una infrastruttura verde che deve permeare la città eliminando la contrapposizione tra natura e costruito.

Questo come abbiamo visto non è solo un fatto estetico, ma una necessità e un’impellenza.

E se sul piano simbolico questa trasformazione in chiave naturale delle città può trovare la sua opera architettonica nel “Bosco Verticale”  sul piano concreto trova il suo compimento nelle infrastrutture verdi che vogliamo costruire  fatte di filari, di boschi urbani, di tetti verdi, di reti d’acqua che attraverseranno la città e proprio perché collegati tra loro in grado di esplicare la loro forza rigeneratrice capace di rinnovare e far respirare il tessuto urbanizzato e spostare di nuovo verso la fine di dicembre il giorno dell’esaurimento delle risorse.

La creazione del Parco Metropolitano che circondi e attraversi tutta la città metropolitana di Milano non può più essere solo un progetto, ma deve diventare una realtà e uno degli strumenti di resilienza ai cambiamenti climatici in atto.

Questo è il patrimonio che vogliamo lasciare alle generazioni future!

Certo è che una volta ragionato quest’anno sull’etimologia della parola Patri-Monio il compito del padre verrebbe voglia di   approfondire quella della parola Matri-monio …ma credo che questo argomento non riuscirà ad essere il tema di un anno europeo e quindi di un Festival della Biodiversità!!   pertanto le riflessioni  le lasceremo a ciascuno di  voi!”

 

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