Festival delle Biodiversità

 



 

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Il Parco Nord e la sua biodiversità
 
  L’Italia è un Paese ricco di Biodiversità, con oltre 57.000 specie animali e 12.000 specie floristiche, ma purtroppo questo patrimonio continua a impoverirsi, e una delle cause principali è la frammentazione, degradazione e scomparsa degli spazi naturali. Il Parco Nord Milano nasce in una delle aree più urbanizzate di tutto il territorio lombardo e pertanto frammentate dal punto di vista della connettività ecologica.
Oggi il Parco si presenta come un vasto territorio verde, frutto di diversi interventi di riqualificazione ambientale che hanno trasformato un’area degradata (terreni incolti, zone industriali dismesse) della periferia a nord di Milano in una vera e propria area naturale, rendendola un ambiente complesso, e questo ha consentito negli anni un incremento della biodiversità.  La continua attenzione al recupero di aree industrializzate trasformate via via in aree verdi ha permesso a diverse piante spontanee, anche rare, di ritornare a popolare la zona, e a numerose specie animali di ritrovare il loro habitat.
L’istituzione del Parco fin dagli anni ’80 ha avviato un processo che non solo ha consentito di migliorare lo stato di conservazione di specie faunistiche e floristiche, ma ha anche aumentato notevolmente il livello di sensibilizzazione di residenti e visitatori nei confronti delle tematiche naturalistiche.
Il Parco Nord Milano, attraverso la realizzazione negli ultimi anni di progetti naturalistici più specifici come quello di “Connessione ecologica e rinaturazione nel sistema delle aree protette del nord Milanese” e “Parco Nord uno scrigno di Biodiversità”, ha verificato lo stato attuale di connettività ecologica tra alcuni sistemi verdi del nord Milanese, salvaguardando le interconnessioni tra gli habitat e la sopravvivenza di specie autoctone.
La realizzazione di tali progetti ha messo inoltre in luce il ruolo, l’esperienza, la valenza educativa e divulgativa del Parco nel trasmettere contenuti scientifici e naturalistici.

Biodiversità e foreste del parco
I primi interventi di forestazione sono stati avviati nel 1983 e da allora si susseguono ogni anno ampliamenti delle superfici interessate da soprassuoli forestali, tanto che attualmente abbiamo ben 28 lotti di aree boscate. L’ampliamento dei boschi è stato frutto di continui monitoraggi dei soprassuoli, di riforestazione, ma anche di interventi sporadici di diradamento, al fine di evitare che l’eccessiva densità di piante portasse al deperimento e alla moria degli individui più deboli. I soprassuoli forestali del Parco appaiono oggi caratterizzati da una certa densità di piante a causa delle diverse tecniche di forestazione utilizzate e sono fortemente differenziati nelle specie arboree, arbustive ed erbacee. Gli obiettivi che il Parco ha raggiunto nel corso degli anni sono stati la realizzazione di spazi boschivi sufficientemente vasti e complessi, la cura di tali aree boscate anche da un punto di vista fitosanitario, la riduzione graduale delle specie esotiche o ecologicamente non adatte, l’incremento e la valorizzazione di piante e arbusti autoctoni, l’introduzione di specie erbacee nemorali del sottobosco a migliorare ulteriormente le condizioni ecologiche a costituire il ripristino di ecosistemi completi e funzionanti in grado di mantenersi e rinnovarsi spontaneamente. Oggi, pertanto, i boschi del parco non sono più delle zone rimboschite con piante una in fila all’altra, ma ecosistemi complessi ricchi di piante autoctone come la farnia, il cerro, l’olmo campestre, il carpino bianco, il frassino maggiore, il pioppo bianco, il pioppo nero, l’acero campestre, il ciliegio selvatico e altre piante non tipiche della foresta planiziaria come la quercia rossa, l’ontano napoletano e l’acero riccio. Anche il piano dominato è ricco di piante sempre più rare negli ambienti di pianura, come il prugnolo, il biancospino, il sambuco, il nocciolo e la frangola. Molte aree del sottobosco sono state arricchite con specie nemorali come l’anemone,  la pervinca, la fragolina di bosco e la scilla. Far evolvere la qualità dei soprassuoli forestali e garantire loro un futuro ha consentito il ritorno di specie autoctone non solo vegetali, ma anche animali: basti pensare alla colonizzazione del Picchio verde, specie che necessita di esemplari arborei di ragguardevoli dimensioni per scavare il proprio nido all’interno del tronco. Inoltre il corretto equilibrio tra strato arboreo, arbustivo ed erbaceo che caratterizza i nostri boschi ha permesso l’aumento della biodiversità dell’entomofauna, poiché hanno attirato diverse specie di insetti, tra i quali i coleotteri xilofagi, e creato nicchie ecologiche per mammiferi, uccelli e rettili.

Riqualificazione di aree umide
Il Parco, attraverso la creazione di stagni, ha effettuato interventi di salvaguardia della fauna e della flora acquatica. Gli stagni hanno un notevole valore naturalistico, poiché permettono la formazione di reti ecologiche e la sopravvivenza di animali altamente a rischio come gli anfibi, i quali patiscono più degli altri animali la frammentazione degli habitat che li costringe a riprodursi in pozze d’acqua temporanee, le quali talvolta non assicurano nemmeno l’ultimazione del loro ciclo biologico. Negli ultimi decenni, a causa della continua scomparsa degli habitat umidi, si è assistito ad un generale declino degli anfibi sia in termini di presenza di specie, che di popolazioni, a livello europeo, nazionale e lombardo. A fronte di ciò il Parco ha creato quattro laghetti d’acqua dolce con specie floristiche acquatiche e ripariali come la ninfea bianca (Nymphea alba), la fragmite (Phragmites australis), la tifa (Typha latifolia), il giaggiolo di palude (Iris pseudacorus), il nannufero (Nuphar lutea), che creano un habitat idoneo al completamento del ciclo riproduttivo di anfibi e anche di odonati (le libellule). Tra gli anfibi ci sono specie di particolare interesse conservazionistico, come il rospo smeraldino (Bufo viridis), simbolo del festival della biodiversità, e il tritone punteggiato (Triturus Vulgaris), ma anche la rana verde, la raganella e la salamandra. La sopravvivenza degli anfibi nel Parco è frutto del continuo lavoro delle Guardie Ecologiche Volontarie che si sono occupate di raccogliere ovature e girini del rospo smeraldino e li hanno trasferiti dalle pozze di acqua temporanee, a rischio di prosciugamento, a siti sicuri, consentendo nel tempo al parco di essere riconosciuto quale Sito di importanza Erpetologica Nazionale (Bernini et al., 2004).

Monitoraggio faunistico
Il monitoraggio faunistico costituisce uno strumento particolarmente importante per valutare l’effetto degli interventi di rinaturalizzazione e di riqualificazione ambientale. Nel Parco i monitoraggi sono solitamente effettuati su entomofauna, erpetofauna e avifauna, e consistono nella definizione delle specie faunistiche presenti prima e dopo gli interventi di riqualificazione degli habitat, in modo tale da effettuare un confronto tra le comunità. Per quanto riguarda i monitoraggi dell’entomofauna si utilizzano spesso gli odonati, ottimi indicatori dell’efficacia della realizzazione di uno stagno. Le metodologie utilizzate sono il conteggio degli adulti, sia in volo che posati sulla vegetazione circostante, il conteggio delle forme larvali, i campionamenti nel benthos  e la raccolta delle esuvie sui substrati circostanti gli stagni.
Per quanto riguarda i monitoraggi dell’erpetofauna, invece, si procede con i conteggi a vista e la registrazione dei canti, soprattutto durante le stagioni riproduttive (primavera – inizio estate).
Proprio per la sua posizione e per l’attenzione posta alla tutela degli habitat e ai censimenti, il Parco Nord Milano ricopre un ruolo importante soprattutto nella tutela dell’avifauna. Infatti il Parco ospita un’importante popolazione nidificante di averla piccola (Lanius collurio), specie ornitica, appartenente ai passeriformi, di notevole interesse conservazionistico e particolarmente esigente in termini ecologici, poiché legata alla presenza di arbusti spinosi come la Rosa selvatica.
Tra gli stanziali e le specie nidificanti ci sono il picchio rosso maggiore e il picchio verde, abili predatori del rodilegno rosso (lepidottero che abita l’interno dei pioppi cipressini), la rondine, il rondone, la cinciallegra, la cinciarella, il pettirosso, il codirosso, l’allodola, il balestruccio, la ballerina bianca, l’usignolo, lo sparviero, la capinera, lo storno, la passera mattugia e altre numerose decine di specie.
La messa a dimora di arbusti autoctoni e il mantenimento di fasce prative non falciate alternate ad aree falciate favorisce la tutela di diverse specie di interesse conservazionistico. Tra i rettili è stabile la presenza del colubro liscio, della natrice dal collare e del biacco, mentre per quanto riguarda i mammiferi è di notevole importanza il ritorno della volpe, la cui presenza contribuisce a tenere sotto controllo le colonie di conigli e di roditori. Il Parco si occupa anche della tutela di specie altamente minacciate come i pipistrelli, la cui presenza è stata censita attraverso l’utilizzo di ecoscanner, che consente di stabilire quali sono le specie di chirotteri nel Parco.
Il Parco Nord Milano, pur essendo un parco regionale metropolitano i cui ecosistemi giovani e fragili hanno richiesto sempre l’intervento dell’uomo, ha permesso la creazione e la salvaguardia di habitat diversi favorendo l’evolversi della flora autoctona e della fauna selvatica. Ora è il momento in cui questi habitat, che cominciano a “muovere i primi passi sulle loro gambe”, continuino a crescere, in particolare nella direzione di una sempre maggiore connettività ecologica con le altre aree verdi pedemontane, in particolare, attraverso il Parco del Grugnotorto-Villoresi, lungo le due direttrici verso Como (Parco Balossa, Parco Groane, asta del Seveso) e verso Lecco (Parco Valle del Lambro, Parco Brughiera Briantea, parco Monte Barro e Parco dell’Adda).
Il Parco Nord Milano, dunque, è  un luogo in cui la Biodiversità non è solo un concetto teorico da far conoscere e promuovere, ma una realtà operativa e quotidiana. Una realtà che continuerà a crescere.