Lingua o dialetto al festival della Biodiversità

 

Molti si interrogano sulla diatriba nata tra chi considera il dialetto lombardo una lingua e chi invece non la annovera tra le lingue ufficiali.

Questo articolo cerca di far chiarezza sulla questione approfittando del fatto che durante il festival della biodiversità che si tiene a Milano (città multietnica europea) saranno messi in scena alcuni spettacoli teatrali che prendono in esame la questione avendo come soggetto Dario Fo e i suoi studi.

Lingua lombarda: chi la riconosce?

Sicuramente il riconoscimento più importante, ormai praticamente ventennale, è quello dell’UNESCO, che censisce il lombardo come lingua a rischio di estinzione.

Un po’ meno importanti, ma comunque molto importanti i riconoscimenti dell’ISO (che hanno dato al lombardo il codice 639-3 lmo) e di Ethnologue, associazione che ha come fine la traduzione della Bibbia in tutte le lingue del mondo.

A titolo personale possiamo citare Christopher Moseley, tra gli autori del Libro Unesco sulle lingue in pericolo di estinzione e soprattutto Geoffrey Hull, uno dei massimi esperti di linguistica della Pianura Padana in circolazione.

Altro segnale importante è che facendo una ricerca su Google Scholar l’unico testo a negare l’esistenza del lombardo è un testo di carattere politico e non linguistico.

Gli altri che parlano del moderno idioma neolatino non ne smentiscono di certo l’esistenza.

Inoltre, un documento del Dipartimento di Filologia Catalana parla esplicitamente di “llengua llombarda“

Riflessioni linguistiche sul lombardo

Non voglio di certo sostituirmi all’utilissima lettera di risposta del Comitato Scientifico all’Accademia della Crusca: non ne avrei nemmeno le capacità. Ma posso analizzare se i vari dialetti lombardi ricadono nella definizione di lingua. Quella linguistica, che è quella importante a livello legale.

Il lessico lombardo

Innegabilmente i  dialetti lombardi hanno una solida base lessicale comune. La stragrande maggioranza delle parole lombarde sono uguali da Novara alla Val di Ledro, e le principali differenze che vediamo sono causate da venetismi, entrati nei dialetti orientali a causa della dominazione veneta su questi territori. Pensiamo a parole come “forcellinna” e “piron”: La prima è lombarda occidentale, la seconda orientale. E in veneto come si dice? Piron.

Al contrario, un esempio unitario della lingua è una parola ritenuta tipicamente orientale: “fes”, che significa “molto”. Vi svelo un segreto: Nel Varon Milanes c’è la parola “fiss”, con il medesimo significato.

Certo, non è un lessico perfettamente unitario. Ma nessuna lingua possiede un lessico di questo genere. Tutte le lingue naturali hanno variazioni lessicali locali. Pensiamo all’italiano “cocomero” contro “anguria”, all’inglese “lift” contro “elevator”. Ma fortunatamente non serve che il lessico sia perfettamente uguale, basta che lo sia per la maggior parte. Ed il lessico lombardo lo è.

Fonetica lombarda

Certo, il lessico è parecchio uniforme, ma è pronunciato in modo differente! L’esempio di sopra è eccellente: Milano fiss, Brescia e Bergamo fes. Dunque visto che si pronuncia diversamente non è una lingua. Non proprio.

La definizione di lingua ammette anche la differenza fonetica. E poi, in tutta onestà, nessuna lingua è foneticamente uniforme. L’italiano ammette come pronunce di “pace” sia “pace” che “pascie”, ciò non mina la natura linguistica dell’italiano. E perché dovrebbe minare quella del lombardo?

Senza contare che le variazioni fonetiche tra i vari dialetti sono molto prevedibili e soprattutto non esiste una linea chiara di demarcazione.

Caratteristiche tipicamente orientali come la /ø/ quando in milanese si usa la /y/ si trovano in dialetti occidentali come il lecchese, oppure alla “l” in fin di parola derivata dalla “olu” latina: Seppur viene tipicamente ascritta all’Oriente, è presente anche in certi dialetti ticinesi/ossolani e nel lodigiano.

E questa mancanza di un chiaro confine depone decisamente a favore dell’esistenza della lingua lombarda: Se l’Adda fosse un confine linguisticamente invalicabile che fa da totale spartiacque tra la /ø/ e la /y/, la “l” di olu e così via molto probabilmente oggi si parlerebbe di lingua lombarda occidentale e orientale. Ma visto che il cambiamento è così graduale si può parlare con ragionevole sicurezza di un’unica lingua lombarda.

Grammatica lombarda

La grammatica lombarda. Sicuramente un argomento poco conosciuto anche tra i parlanti, visto che per saper parlare una lingua basta conoscere l’applicazione di queste regole senza conoscerle nel dettaglio, ma per diventare veramente esperti è necessario avere una buona conoscenza di queste regole grammaticali. E posso assicurarvi che tutti i dialetti lombardi hanno un’ossatura grammaticale comune, pur avendo differenze su alcune forme plurali e sulla formazione di alcuni verbi.

Ma pensiamo alla lingua internazionale, l’inglese. Ecco, in inglese esistono differenze grammaticali tra dialetto e dialetto: Ad esempio American English e British English  non condividono le concordanze dei nomi collettivi, l’uso di molte preposizioni e dell’articolo in determinate situazioni, oltre alla regolarizzazione americana di passati irregolari nel dialetto londinese. E non dimentichiamo “have got” contro “have”.

Pensando all’italiano potremmo parlare, per forme riconosciute corrette e socialmente accettate della contrapposizione tra forma diretta per la prima persona plurale, con “noi andiamo” contrapposto a “noi si va”, oppure a “vo” e “fo” invece di “vado” e “faccio”, l’uso di “aver piovuto” invece di “essere piovuto”. Per entrare nel campo dell’errore, che tuttavia costituisce parte integrante di alcuni dialetti dell’italiano possiamo citare l’inesistente distinzione tra verbi transitivi e intransitivi, tipica del dialetto italiano meridionale, o dell’uso indifferenziato di “gli” per uomo e donna, tipica dell’italiano settentrionale.

Insomma, nessuna lingua possiede una grammatica perfettamente uniforme. E il lombardo non fa eccezione.

Questione di unità della lingua lombarda

Ma dov’è il problema sociale che porta alle erronee conclusioni di qui sopra?

È semplice.

Nelle scuole viene insegnato che:

  1. l’italiano è uno, indivisibile e tutto uguale da Nord a Sud
  2. il dialetto cambia da via a via, diventando incomprensibile una volta passato il confine comunale.

Sappiamo bene che entrambe le frasi sono false: Italiano e lombardo sono lingue unite seppur nella differenza fonetica, lessicale e grammaticale.

Eppure questo insegnamento porta le persone a cercare l’unità linguistica dell’italiano a tutti i costi, anche quando non esiste, cercando di ascrivere alla lingua italiana idiomi che poco hanno a che fare con il Volgar Dantesco come il napoletano e il veneto e a trovare il pelo nell’ uovo quando si tratta di analizzare le lingue regionali, segnalando differenze linguisticamente irrilevanti come esempi di inesistenza della lingua.