Lingue native in via di estinzione al Festival della Biodiversità

Nel mondo esistono oltre 2.000 lingue in via di estinzione e stanno scomparendo ad una velocità allarmante: Scompare una lingua ogni 14 giorni, e poche lasciano tracce riconoscibili.  Questi idiomi vengono parlati solo da poche persone anziane in alcune piccole comunità e, siccome imparare un linguaggio che sta morendo non è invitante chi sta andando verso la globalizzazione economica, le nuove generazioni non si preoccupano di continuare la tradizione imparandoli dalla propria famiglia. Molto spesso per queste lingue in via di estinzione manca anche il sistema di scrittura e questo non aiuta a salvaguardarle.

Sono al momento quattro le lingue in maggior pericolo al mondo, la loro scomparsa potrebbe avvenire nel giro di poche generazioni.

HANTI: è parlato da 10.000 persone

Parlato nella Siberia occidentale è diviso in tre gruppi di dialetti principali. La caratteristica più affascinante di questa lingua è il suo sistema di evidenziazione, che richiede a colui che lo parla di indicare grammaticalmente se ha assistito a qualcosa in prima persona o se lo ha saputo per sentito dire. Questo da a chi parla e capisce questa lingua una percezione unica dei fatti e della realtà. Nell’era delle notizie false può essere di particolare rilevanza.

 ONGOTA: è parlato da 12 persone

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Parlato nell’Etiopia sud-occidentale da 12 persone anziane. Si tratta di un inguaggio morente e, probabilmete verrà sostituito dal suo concorrente più vicino: la lingua Tsamai. Già sono presenti numerosi scambi di codici tra le due lingue ma lo Tsamai è in vantaggio. Questo è dovuto al fatto che gli uomini di ongata prendevano in moglie le donne della tribù Ts’amakko che parlavano tsamai e che lo insegnavano ai propri figli. I bambini non imparavano l’ ongata dai rispettivi padri che avevano smesso di impararlo per non offendere i padri delle mogli. Erano uomini che vivevano per lo più di caccia e raccolto, senza grandi ricchezze. Questo a testimoniare che la ricchezza delle popolazioni conferisce prestigio anche alla lingua.

S’AOCH: Parlato da 10 persone

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Parlato in  Cambogia, paese che nell’ultimo secolo ha visto scomaprire diciannove lingue. Il s’aoch, è parlata da dieci persone in un villaggio di 110 abitanti. Questa cultura è stata decimata negli anni ’70 dagli khmer rossi. Il regime comunista ha estirpato i s’aoch dalla loro terra e li ha rinchiusi in campi di lavoro, vietando loro di parlare la propria lingua, uccidendone così la cultura e religione e spezzando il legame animista con la terra. I sopravvissuti non autosufficienti, fuggirono poi sulla costa per vendere la loro manodopera, condannati alla povertà e all’imminente estinzione della loro cultura. La denigrazione della loro lingua e delle loro tradizioni è stata totalmente assimilata dai membri del gruppo, che si riferiscono a se stessi come taowk, cioè “senza valore” e che non mostrano alcun desiderio di mantenere la propria lingua poiché anche ai loro stessi occhi non ha alcun valore.

NJEREP: Parlato da 4 persone

festival biodiversitàIl villaggio di Somie in Mambila (nella provincia di Adamawa, in Camerun) ospita una manciata di persone che può pronunciare poche parole e frasi in njerep. Non si possono nemmeno definire “semi-parlanti”, ma piuttosto “depositari del ricordo” di una lingua, che nelle sue fasi finali è stata usata soprattutto per i saluti, le canzoni, le battute e la condivisione dei segreti. La documentazione resa pubblica nel 2000 ha rilevato che solo quattro persone alla fine degli anni ’90 usavano il njerep a casa e solo un anziano del gruppo, Mial, poteva davvero avere conversazioni in lingua.
In una canzone riportata dai ricercatori, Mial si è allontanato dai soliti temi tradizionali – gli eventi storici tramandati oralmente – per lamentarsi del fatto che i giovani mostravano disprezzo per il njerep, ridendo ogni volta che Mial lo usava per comunicare. Questo spiega il costante cambiamento di codici osservato dai ricercatori, con il njerep usato scarsamente da persone che preferiscono ora esprimersi in altre lingue. Una quinta persona, presumibilmente colui che aveva la migliore conoscenza del njerep, è morta nel 1998.