La lingua kxoe

La lingua kxoe

La lingua kxoe (o lingua khwe) è una lingua parlata nell’Africa sudoccidentale, appartenente alla famiglia delle lingue khoisan; è considerata parte del gruppo delle lingue khoe-kwadi, ramo settentrionale delle lingue khoisan.

La lingua è conosciuta con diversi altri nomi, variabili nei diversi Stati di stanziamento

Il kxoe viene parlato da circa 8.000 persone appartenenti all’omonima etnia, in maggioranza cacciatori-raccoglitori, pescatori (che vengono detti per questo water-bushmenboscimani dell’acqua) o agricoltori; sono stanziati in una vasta area nel Botswana settentrionale, nella Namibia nordorientale (dito di Caprivi) e nell’Angola sudorientale; sono presenti inoltre piccoli gruppi di parlanti nei territori di Sudafrica (circa un migliaio, profughi dall’Angola dal 1991) e Zambia (alcuni villaggi isolati nell’estremo sud del Paese).

Secondo una classificazione di Brenzinger, del 1997, la lingua kxoe può essere divisa in quattro dialetti maggiori:

  • ǁxom-kxoe, o ǁxom-khwe (kxoe del fiume), lungo il corso dell’Okavango;
  • ǁxo-kxoe, o ǁxo-khwe (kxoe della terra asciutta), nella parte orientale del dito di Caprivi;
  • buma-kxoe, o buma-khwe (khoe del nord), parlata da gruppi di kxoe originari dell’Angola e stanziati al giorno d’oggi in Botswana e nel dito di Caprivi;
  • buga-kxoe, o buga-khwe (khoe della boscaglia), parlata dai kxoe che vivono in Botswana.

Inoltre, la lingua kxoe è strettamente correlata con il ǁani (parlato in Botswana), che viene a volte considerata un dialetto del kxoe (ǁani-khwe).

Il kxoe è una lingua ancora abbastanza vitale, specialmente se comparata con altre lingue khoisan parlate dai San del deserto del Kalahari, anche se l’UNESCO la pone fra le lingue a rischio di estinzione.

Il kxoe, analogamente alle altre lingue khoisan, è una lingua tonale ed è contraddistinta dalla presenza di numerose consonanti clic (prodotte facendo schioccare la lingua contro il palato o contro i denti); nella lingua kxoe sono presenti 4 clic di base: palatale, laterale, dentale e postalveolare, mentre non viene usato il clic bilabiale.

La Lingua dei Boscimani

La lingua parlata dai Boscimani

A quanto pare l’inglese non è una lingua così difficile da imparare, usa solo circa quarantadue suoni diversi. Nel deserto del Kalahari tra Sudafrica, Namibia e Botswana, i Boscimani parlano la lingua !xòo, che possiede ben sei diversi tipi di “click” riscontrati solo nella loro lingua.

Le lingue boscimane appartengono alla famiglia khoisan. Sono lingue differenti ma tutte caratterizzate da consonanti clic, simili a schiocchi, e trascritte con segni come “|” o “/”

Il linguaggio è, oltre alla conoscenza della natura, la seconda ricchezza dei boscimani.
La gamma di suoni è articolatissima e comprende i famosi “click”:
ne esistono sei tipi codificati che si ottengono disponendo la lingua
tra il palato e le gengive in maniera particolare.

Oltre che con i suoni comunicano anche con il resto del corpo:
sguardi, ondeggiamenti del capo, messaggi con le mani.
Ciò deriva, presumibilmente, dalle strategie di comunicazione silenziosa
utilizzate per coordinare le operazioni durante le attività di caccia.

Non hanno un termine per indicare il proprio popolo nel suo insieme: il nome “San” fu loro attribuito dai Khoikhoi, nella cui lingua san significa “straniero”, “diverso”

In genere, i Boscimani, difatti, preferiscono farsi chiamare “boscimani” (boesman in afrikaans, bushmen in inglese), sebbene questa denominazione appaia offensiva a molti occidentali (letteralmente significa “uomini della boscaglia”).

 

Poesia:

Prendi la mia figura e dammi la tua!
Prendi la mia figura, la mia figura infelice;
dammi la tua figura,
con la quale tu tornerai.
Quando tu morirai.
Quando tu scompari dalla mia vista.
Tu ti addormenti e poi ritorni.
Lasciami rassomigliarti, perché tu sei pieno di gioia.
Tu risorgi ogni volta sempre più vivo.
Dopo che tu sia scomparso dai miei occhi
tu non ci hai mai promesso
che anche noi ritorneremo
e saremo di nuovo felici dopo la morte?

Il festival della Biodiversità

Il festival della Biodiversità

festival biodiversitàCome ogni anno si terrà al Parco Nord Milano. Si tratta di un grande parco metropolitano inserito nella città e nel suo hinterland che ha riqualificato a verde aree un tempo industriali o incolte.
Le zone già riqualificate  comprendono vasti boschi, prati, colline, specchi d’acqua, viali alberati e aiuole.
Il parco viene gestito giorno per giorno, pulito, mantenuto, vigilato: un parco sicuro e di notevole bellezza, disegno moderno incontro alle esigenze dei cittadini, unico in Italia, che lo avvicina direttamente ai più riusciti esempi europei di parchi metropolitani (Monaco, Londra, Parigi, Amsterdam, Lione e Barcellona). Si è dimostrato essere negli ultimi 13 anni la sede ideale per il festival della Biodiversità.

Il festival della Biodiversità viene riproposto ogni anno in chiave diversa e quest’anno il tema sarà incentrato sulle lingue native.

festival biodiversitàDato che le lingue indigene giocano un ruolo fondamentale nella vita quotidiana delle persone, nella difesa dei diritti umani, nei processi di pace e di sviluppo sostenibile. Perderle, come si sta verificando nell’ultimo periodo,  significherebbe cancellare per sempre visioni alternative ai valori, alle filosofie e agli stili di vita delle culture dominanti. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma la lingua che parliamo definisce chi siamo, il modo di intendere e relazionarci con il mondo. E in un mondo sempre più interconnesso, dove le differenze vengono soppresse per far spazio alla globalizzazione, difendere l’unicità delle popolazioni indigene e delle loro lingue è la chiave per preservare la nostra ricchezza come esseri umani. Per questo motivo l’ONU ha proclamato il 2019  ”Anno internazionale delle lingue indigene” con l’obiettivo di “preservarle tutelando i diritti e il benessere di chi è in grado di tenerle in vita”.

Il festival della Biodiversità ha come obbiettivo quest’anno di sensibilizzare le persone sulla tutela e la valorizzazione delle lingue native.

L’interesse per questo tema risiede nel fatto che le popolazioni indigene sono in prima linea nella salvaguardia della biodiversità degli ambienti e degli ecosistemi più fragili, quindi tutelare il loro patrimonio culturale e linguistico significa tutelare anche i loro territori e il legame con essi è nell’ interesse di tutto il Pianeta

festival biodiversitàDurante il festival della Biodiversità verranno proposte iniziative che valorizzano l’unicità delle lingue indigene e dei loro contesti naturali, capaci di definire l’identità sociale e culturale di queste comunità e dei loro ecosistemi di riferimento
Iniziative che concentrano l’attenzione ai linguaggi della natura, intraspecifici e interspecifici, e alla relazione che le popolazioni indigene instaurano con gli elementi naturali.

 

Biodiversità

Il festival della Biodiversità:  la biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra, e si misura a livello di geni, di specie, di popolazioni e di ecosistemi.

Una varietà incredibile di organismi, esseri piccolissimi, piante, animali ed ecosistemi tutti legati l’uno all’altro, tutti indispensabili. Anche noi facciamo parte della biodiversità e sfruttiamo i servizi che ci offre:  grazie alla biodiversità la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia e risorse per la nostra vita quotidiana.
Batteri, farfalle, balene e foreste tropicali, insetti e grandi carnivori, papaveri e orchidee sono solo alcuni dei componenti della biodiversità della Terra, l’immensa varietà delle forme viventi che rende il nostro pianeta unico.

Alcuni ambienti sono particolarmente ricchi di biodiversità: le barriere coralline, le foreste tropicali e gli estuari dei fiumi ospitano circa la metà degli essere viventi del Pianeta, anche se ricoprono solo il 6% della superficie terrestre.

La biodiversità garantisce la sopravvivenza della vita sulla Terra. L’uomo non ha il diritto di estinguere specie viventi. Invece ha il dovere di preservare l’ambiente e le risorse della Terra per le generazioni future. Per l’incredibile impatto che l’uomo ha sul pianeta e sul suo ecosistema si è deciso, spesso di sensibilizzare le persone sull’argomento. Una di queste occasioni è il Festival della Biodiversità

Quando si tiene il Festival della biodiversità. Il festival della biodiversità si tiene ogni anno nel mese di Settembre al parco Nord Nord di Milano.

festival biodiversitàIl festival è giunto alla sua tredicesima edizione quest’anno con lo scopo di coinvolgere più persone possibili  per capire il rilievo che ha la biodiversità nello sviluppo sostenibile. Nello specifico il Festival vuole mettere in luce le azioni di riqualificazione ambientale e naturalistica, i paesaggi rurali e naturali che si trovano anche in città, gli ecosistemi che rischiano di impoverirsi e i saperi  di culture rispettose della natura, con uno sguardo al futuro del Pianeta.

Dove si tiene il festival della biodiversità. Le attività del festival si tengono ogni anno al Parco Nord di Milano.

Si tratta di un parco periurbano metropolitano di circa 640 ettari situato nella periferia nord di Milano. Classificato come parco regionale, si estende tra i Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Cormano, Cinisello Balsamo, Novate Milanese e Sesto San Giovanni. Il Consorzio che gestisce l’area ha in quest’ultimo comune la sua sede legale, nella Cascina Centro Parco, cui si accede però da Bresso.  Il Festival della biodiversità coinvolge più luoghi adiacenti al Parco tra cui:Bunker dell’aereoporto, Oxy.gen, il Teatrino breda, Villa torretta, Il lago Niguarda, il Museo Botanico Josz, l’ Ortocomune niguarda, il Parco della Balossa.

 

 

 

Lingue native in via di estinzione al Festival della Biodiversità

Nel mondo esistono oltre 2.000 lingue in via di estinzione e stanno scomparendo ad una velocità allarmante: Scompare una lingua ogni 14 giorni, e poche lasciano tracce riconoscibili.  Questi idiomi vengono parlati solo da poche persone anziane in alcune piccole comunità e, siccome imparare un linguaggio che sta morendo non è invitante chi sta andando verso la globalizzazione economica, le nuove generazioni non si preoccupano di continuare la tradizione imparandoli dalla propria famiglia. Molto spesso per queste lingue in via di estinzione manca anche il sistema di scrittura e questo non aiuta a salvaguardarle.

Sono al momento quattro le lingue in maggior pericolo al mondo, la loro scomparsa potrebbe avvenire nel giro di poche generazioni.

HANTI: è parlato da 10.000 persone

Parlato nella Siberia occidentale è diviso in tre gruppi di dialetti principali. La caratteristica più affascinante di questa lingua è il suo sistema di evidenziazione, che richiede a colui che lo parla di indicare grammaticalmente se ha assistito a qualcosa in prima persona o se lo ha saputo per sentito dire. Questo da a chi parla e capisce questa lingua una percezione unica dei fatti e della realtà. Nell’era delle notizie false può essere di particolare rilevanza.

 ONGOTA: è parlato da 12 persone

festival biodiversità

Parlato nell’Etiopia sud-occidentale da 12 persone anziane. Si tratta di un inguaggio morente e, probabilmete verrà sostituito dal suo concorrente più vicino: la lingua Tsamai. Già sono presenti numerosi scambi di codici tra le due lingue ma lo Tsamai è in vantaggio. Questo è dovuto al fatto che gli uomini di ongata prendevano in moglie le donne della tribù Ts’amakko che parlavano tsamai e che lo insegnavano ai propri figli. I bambini non imparavano l’ ongata dai rispettivi padri che avevano smesso di impararlo per non offendere i padri delle mogli. Erano uomini che vivevano per lo più di caccia e raccolto, senza grandi ricchezze. Questo a testimoniare che la ricchezza delle popolazioni conferisce prestigio anche alla lingua.

S’AOCH: Parlato da 10 persone

festival biodiversità

Parlato in  Cambogia, paese che nell’ultimo secolo ha visto scomaprire diciannove lingue. Il s’aoch, è parlata da dieci persone in un villaggio di 110 abitanti. Questa cultura è stata decimata negli anni ’70 dagli khmer rossi. Il regime comunista ha estirpato i s’aoch dalla loro terra e li ha rinchiusi in campi di lavoro, vietando loro di parlare la propria lingua, uccidendone così la cultura e religione e spezzando il legame animista con la terra. I sopravvissuti non autosufficienti, fuggirono poi sulla costa per vendere la loro manodopera, condannati alla povertà e all’imminente estinzione della loro cultura. La denigrazione della loro lingua e delle loro tradizioni è stata totalmente assimilata dai membri del gruppo, che si riferiscono a se stessi come taowk, cioè “senza valore” e che non mostrano alcun desiderio di mantenere la propria lingua poiché anche ai loro stessi occhi non ha alcun valore.

NJEREP: Parlato da 4 persone

festival biodiversitàIl villaggio di Somie in Mambila (nella provincia di Adamawa, in Camerun) ospita una manciata di persone che può pronunciare poche parole e frasi in njerep. Non si possono nemmeno definire “semi-parlanti”, ma piuttosto “depositari del ricordo” di una lingua, che nelle sue fasi finali è stata usata soprattutto per i saluti, le canzoni, le battute e la condivisione dei segreti. La documentazione resa pubblica nel 2000 ha rilevato che solo quattro persone alla fine degli anni ’90 usavano il njerep a casa e solo un anziano del gruppo, Mial, poteva davvero avere conversazioni in lingua.
In una canzone riportata dai ricercatori, Mial si è allontanato dai soliti temi tradizionali – gli eventi storici tramandati oralmente – per lamentarsi del fatto che i giovani mostravano disprezzo per il njerep, ridendo ogni volta che Mial lo usava per comunicare. Questo spiega il costante cambiamento di codici osservato dai ricercatori, con il njerep usato scarsamente da persone che preferiscono ora esprimersi in altre lingue. Una quinta persona, presumibilmente colui che aveva la migliore conoscenza del njerep, è morta nel 1998.