Bunker Breda

Bunker Breda

Nei dintorni di Milano, già nel giugno 1940, poco dopo la dichiarazione di guerra italiana, apparecchi inglesi sganciarono le prime bombe. Bombe che non avevano come obiettivo strutture militari, quanto le grandi fabbriche: Alfa Romeo, Bianchi, Officine Galileo, Magneti Marelli, officine Borletti, Tecnomasio Italiana Brown Boveri, Pirelli, Isotta Fraschini, Caproni, Ansaldo, Breda e acciaierie Falck. Dall’ottobre 1942, poi, tutta la città iniziò ad essere colpita da incursioni aeree che, nel corso del 1943, divennero sistematiche. Per difendersi, o provare a farlo, i palazzi di nuova costruzione furono attrezzati con cantine rifugio, uscite di sicurezza, idranti e furono distribuite norme di protezione antiaerea e rassicurazioni, che però a poco servirono, vista l’intensità degli attacchi. Nel corso del 1944, obiettivo dei bombardieri furono soprattutto le aziende, asservite alle esigenze tedesche e alla produzione bellica. Per difendersi, e per tutelare la continuità della produzione, alcune fabbriche di grosse dimensioni vennero dotate di proprie batterie antiaeree, collocate sui tetti dei capannoni. Alla Breda, che fin dai tempi dalla Grande guerra produceva proiettili, vennero costruiti dei bunker nel piazzale della quinta sezione aeronautica, dove si producevano armi, aerei, treni, macchinari. Nel sottosuolo furono scavate lunghe gallerie, rinforzate in muratura e calcestruzzo, concepite non tanto per la difesa da un colpo pieno ‒ per il quale erano troppo poco profondi e con murature di spessore troppo esiguo ‒ quanto piuttosto per resistere agli “effetti” indiretti” dell’esplosione, specialmente a schegge e detriti e allo spostamento d’aria. Lì si doveva correre quando suonava la sirena dell’attacco aereo. Il 30 aprile 1944 l’allarme suonò alle 11.38. A mezzogiorno iniziarono a cadere le prime bombe. I bombardieri si divisero in due gruppi, con due obiettivi precisi: lo scalo Lambrate e la Breda, sezione costruzioni aeronautiche. Lo scalo perdette 32 locomotive, 100 vagoni, l’officina rialzo. La Breda venne semidistrutta e un rifugio fu sventrato. Il contributo umano di vite che il bombardamento comportò fu tuttavia “soltanto” di 5 uomini, poiché quel giorno, fortunatamente, era domenica

I bunker Breda, o più precisamente i rifugi antiaerei della V Sezione Aeronautica della Breda sono presenti in tutto il settore est del Parco Nord di Milano. Dal 2009, l’Ecomuseo urbano metropolitano Milano nord, in collaborazione con il Parco nord Milano, ha intrapreso un percorso di valorizzazione di questo patrimonio culturale materiale ed immateriale, per recuperare l’identità storica e culturale del luogo. Una parte di questi bunker è diventata, nel 2011, un allestimento permanente, realizzato grazie al contributo di Fondazione Nord Milano e di Regione Lombardia. Il percorso si articola in 4 sale principali, tante quanti sono gli “spezzoni” di rifugio che ospitavano gli operai. Il passaggio temporale dal presente al passato è evidenziato da scritte sulle pareti e brevissime descrizioni degli eventi, alle quali si accompagnano suoni, voci ed immagini, che hanno lo scopo di ricostruire la quotidianità della vita nel rifugio. Dentro ai bunker, poi, vengono organizzati incontri, installazioni artistiche e multimediali, proiezioni di filmati e esposizioni fotografiche; i visitatori dialogano con cittadini che hanno vissuto gli eventi legati alla lotta di Liberazione ed alla Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale, il periodo della grande espansione industriale e la riqualificazione dell’area Nord Milano.