TRAME VIVENTI Festival della Biodiversità – XX Edizione
Riparte al Parco Nord Milano la 20ª Edizione del Festival della Biodiversità, in programma dal 3 al 7 giugno 2026, con un weekend di Pre-Festival il 30 e 31 maggio 2026.
Il Manifesto del Festival della Biodiversità
“La biodiversità è una trama di relazioni, nella quale quantità e inventario di specie da proteggere fanno parte di un sistema dinamico che lega organismi, ambienti, culture, economie. È il modo in cui la vita si organizza, si trasforma, resiste. Al suo interno ci siamo anche noi.
Per molto tempo abbiamo pensato la natura come qualcosa di separato, da osservare o da difendere. Oggi questa separazione non regge più. Gli ecosistemi che abitiamo sono il risultato di storie intrecciate tra umano e non umano. La distinzione tra naturale e artificiale può ancora essere utile, ma non basta a guidare le nostre scelte.
Questo non significa che tutto sia equivalente. Non significa che ogni trasformazione sia accettabile. Al contrario: significa che dobbiamo assumerci la responsabilità di distinguere.
La biodiversità non sta semplicemente scomparendo. Sta cambiando forma. In molti casi si semplifica, si riduce, si adatta alle condizioni che imponiamo. In altri si riorganizza, resiste, trova nuove configurazioni. Non siamo di fronte a una sola storia, ma a un mosaico complesso.
Questo cambiamento non è neutro: è il risultato di decisioni, modelli economici, priorità politiche. Stiamo costruendo, spesso senza dirlo, una biodiversità più funzionale ai nostri sistemi e meno capace di generare futuro e di evolversi nelle sue relazioni, restringendo anche la varietà genetica che permette alla vita di adattarsi e trasformarsi.
Allora la domanda non è più solo cosa stiamo perdendo, ma “che tipo di mondo stiamo costruendo?”
Anche il modo in cui guardiamo alle specie lo dimostra. Continuiamo a distinguere tra nativo e alloctono, tra ciò che appartiene endemicamente agli habitat e ciò che arriva da fuori. Ma la natura non ha mai smesso di muoversi, di mescolarsi, di trasformarsi. Quello che è cambiato è la nostra capacità di intervenire, di accelerare, di decidere.
Le specie alloctone sono una minaccia? E se sì, tutte? Qual è il discrimine?
Non possiamo risolvere questa tensione con categorie rigide, stabilendo a priori quello che è giusto e quello che è sbagliato. Dobbiamo imparare a guardare agli effetti, ai contesti, alle conseguenze. Ancora una volta, si tratta di responsabilità e di farsi carico del fatto che come specie, facciamo parte di queste relazioni.
Lo stesso vale per il modo in cui pensiamo la conservazione: non possiamo più immaginarla come un ritorno al passato. Il clima che ha generato molti ecosistemi non esiste più, o sta rapidamente cambiando a causa di una crisi di cui siamo autori e attori consapevoli. Alcune trasformazioni sono già in corso e non sono reversibili.
Conservare oggi significa qualcosa di diverso: mantenere vive le condizioni che permettono alla vita di continuare a evolversi. Significa accompagnare il cambiamento senza ridurre la complessità, senza impoverire le relazioni, senza perdere la capacità di generare futuro.
In questo scenario, anche il ruolo dell’essere umano cambia profondamente.
Non siamo solo la causa del problema, né semplicemente i custodi di quanto esiste. Siamo parte dei processi che trasformano la biodiversità. Siamo una specie capace di distruggere e allo stesso tempo di riparare, di semplificare e di ricostruire relazioni.
Il punto non è scegliere un ruolo, ma riconoscere che li abitiamo tutti e che siamo apertamente connessi al sistema Pianeta, il cui complesso equilibrio autoregolante mantiene stabili le condizioni per la vita.
E che da questa consapevolezza deriva una responsabilità che non possiamo più evitare.
Perché la biodiversità non è solo una questione ecologica, ma è oggi più che mai una questione politica: ogni scelta su cosa proteggere, cosa ripristinare, cosa trasformare implica una distribuzione di costi e benefici. Implica conflitti, interessi, visioni del mondo. Non esiste una decisione neutrale.
Dobbiamo anche riconoscere che non tutto può essere ridotto a numeri.
Abbiamo bisogno di misurare, certo. Ma non tutto ciò che conta è misurabile. Dobbiamo avere consapevolezza anche di ciò che non conosciamo per rafforzare e dare direzione alla nostra responsabilità.
La biodiversità è infatti anche relazione, esperienza, legame. È il modo in cui viviamo i luoghi, il modo in cui ci sentiamo parte di un sistema più grande. È anche una questione culturale, emotiva, simbolica. Per questo un Festival ha un ruolo specifico e rilevante.
Non quello di produrre risposte definitive, ma piuttosto quello di aprire domande che contano. Non quello di semplificare, ma di rendere la complessità condivisibile.
Questo Manifesto nasce da qui. da queste considerazioni.
Non come punto di arrivo, ma come assunzione di responsabilità che ci impegna a riconoscere la biodiversità per ciò che è diventata: una relazione da abitare.
Ci impegna a usare le parole per orientare le scelte, non per giustificarle. Ci impegna a costruire, nei prossimi anni, uno spazio europeo in cui parchi, comunità, istituzioni e saperi possano confrontarsi su come vivere dentro la trasformazione senza rinunciare alla complessità del vivente. La biodiversità non è altrove. È la condizione stessa della nostra esistenza.
Difenderla significa accettare che non possiamo più limitarci a proteggerla ma che dobbiamo imparare ad accompagnare la trasformazione, trasformandoci, profondamente, insieme ad essa. “
Partendo da questo manifesto il Festival propone un ricco calendario di eventi, tra cui conferenze, laboratori, passeggiate naturalistiche, spettacoli e installazioni interattive, coinvolgendo esperti, artisti e il pubblico in un’esperienza immersiva e educativa.
Il programma completo del Festival sarà presentato in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, il 22 maggio 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.